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05 quinto vol -1965

05 quinto vol -1965 25-01-2008 13:55 Pagina 3 05 quinto vol -1965 25-01-2008 13:55 Pagina 171 scusa se non rispondo tempestivamente alle tue lettere, ma sono sempre in un mare di guai. La doppia vita, federalista e pro-fessionale, non concede tregue. In ogni modo seguo con grandeinteresse la tua esperienza americana, e per così dire vorrei dar-tene la prova. I due articoli che mi hai inviato mi sono parsi, inuna certa prospettiva, così interessanti, da farmi pensare di riesu-mare la vecchia rubrica caduta dei «Documenti». Sarebbe utile, amio parere, ripubblicarli sul «Federalista». Siccome noi diciamoda tempo cose di questo genere, e siccome i servi degli americaninon possono che accusarci di aver parlato male di Garibaldi, noisiamo stati accusati di essere antiamericani solo perché giudica-vamo finito un certo periodo politico e cercavamo di orientarci inquello nuovo. D’altra parte – è una autocritica – dovendo criticareun fronte americano in Europa così stupido e vile, possiamo es-sere andati qualche volta al di là del segno, e aver fatto critichenon pertinenti, non limitate all’oggetto della discussione, rispettoagli americani. Per tutto ciò, con una introduzione che riportiquesti argomenti come i motivi della pubblicazione (non senza ri-cordare quanto dobbiamo all’America del Nord, vale a dire tuttociò che è connesso con la fondazione federale), sarebbe interes-sante pubblicare questi articoli di «The Commonwell» sul «Fede-ralista». Tu potresti incaricarti, adducendo questi motivi e il ca-rattere della rubrica, di chiedere il permesso? Potrebbe essere 05 quinto vol -1965 25-01-2008 13:55 Pagina 172 forse anche il modo per entrare in rapporti, per chiedere unoscambio delle pubblicazioni o altro che si possa.
Molto interessanti i tuoi ragguagli sull’attività e il pensiero di Spinelli, tant’è che io, a mo’ di verifica, come tu hai fatto del restoparlandone, vorrei abbozzare qualche spunto critico, anche se tuben li conosci.
1) L’Europa nazionalista è uno slogan. Se unita non può essere tale perché nel nazionalismo deve esserci anche un fatto obiettivoche manca, la possibilità della concentrazione, della fusione degliatteggiamenti spirituali, impossibile in una comunità i membridella quale potrebbero richiamarsi chi a Dante, chi a Goethe, chia Descartes e via dicendo (le lingue, le tradizioni culturali ecc.).
D’altra parte, se nazionaliste – come in teoria potrebbero esserloa non tener presente l’unità di fatto – fossero la Francia, la Ger-mania e così via, non potrebbe evidentemente esserci una Europanazionalista. Sotto questo slogan c’è in realtà l’idea che uno Statoche si difende da sé sarebbe «nazionalista». Ma questa – senzacennare al fatto che non varrebbe per gli Usa ecc. – è una balla, èun riflesso della dominazione degli Usa nel primo dopoguerra, èl’unico argomento emotivo che possono adoperare coloro che,per interessi personali, politici o no, vogliono preservarla.
2) Fabianesimo. Il moralismo fabiano che cosa ha a che fare con gli uffici studi, i grandi viaggi pagati attraverso il mondo, lefalse inchieste sociologiche ecc., vale a dire con le attività degli ar-rampicatori sociali di tutti i generi? In ogni modo S. usa le parolea sproposito. Ci sono in ipotesi delle forze favorevoli all’Europama non conoscono bene l’obiettivo e la direzione verso. Bene, sitratta di suggerimento e pressione, vale a dire di carboneria, nondi fabianesimo. I fabiani studiavano, indipendentemente dal po-tere immediato, i problemi della loro società. Obiettivamente,anche se molto c’è di diverso, i fabiani si occupavano come noi,non come Spinelli, di creare un nuovo equilibrio di forze invecedi sfruttare le possibilità di quello esistente.
3) Le Comunità come «struttura». Par di sognare. Dunque Spinelli non ha neanche letto il Federalist, in particolare il saggioquindicesimo. Non sa più nemmeno, o naviga in un mare nelquale ciò sta così lontano da indurre a non tenerne conto, che dalpunto di vista politico tutto ciò che è confederale è soprastruttura,non struttura, soprastruttura che si oppone, come internazionale,al federale come supernazionale. Lo capisca o no S., sinché si resta 05 quinto vol -1965 25-01-2008 13:55 Pagina 173 nell’ambito delle Comunità non si fa un passo in là del quadro na-zionale, e non si possono superare le sue possibilità.
4) Obiettivo l’Europa non potenza. Ridicolo. Il fatto che l’Eu- ropa unita sia o no una potenza dipenderebbe da qualche uomo,nella migliore, ma in effetti irreale, delle ipotesi, da qualche par-tito e non dalla situazione di potere e dalla struttura dei rapportiinternazionali. Oltre a ignorare ciò che tra l’altro anche il federa-lismo insegna circa i rapporti internazionali sinché non si trasfor-mano in federali, qui S. ignora per così dire tutto, diventa un ro-domonte, un demiurgo da strapazzo: a partire dalla sua volontà,potremmo costruire una Europa non potenza! 5) Il lavoro su Saragat. Questo è lo S. millantatore, che mi ri- corda una vanteria simile rispetto a Spaak (1951-54). Mi dicevache l’aveva lavorato, che federalisticamente l’aveva in mano, maquando si tenne nella primavera del ’54 il Congresso della sinistraeuropea a Milano non lo avvicinò nemmeno e mandò me da lui,beninteso nella parte di un qualunque militante del Mfe italiano,per presentargli un fascicolo del medesimo sul socialismo e l’Eu-ropa. Saragat e la Farnesina – i fatti parlano – sono praticamentesul terreno del Piano Fouchet e parlano – non troppo – di elezionidirette del cosiddetto Parlamento europeo solo per indorare lapillola.
6) Con ciò veniamo al dunque. I fatti stanno contro o per la diagnosi di S.? C’è o no, a prescindere dal riconoscimento dei li-miti di cose di questo genere, una politica ecc. come al tempodella Ced? In primo luogo bisogna dire che S. non ha capito lapolitica della Ced, che non era la manifestazione di una correntedi forze favorevoli all’Europa, ma in quanto tale un prodottodelle cose e un prodotto tale da mettere in gioco la sovranità.
Non basta che ci siano forze nazionali favorevoli all’Europa, acausa della contraddizione tra la massimizzazione del potere na-zionale cui queste forze tendono obiettivamente e la cessionedella sovranità, occorre ancora che le cose, o una forza, dianoloro un calcio per far loro compiere un salto che spontaneamentenon faranno mai. In ogni modo, e in secondo luogo, c’è ancoraquesta corrente di cui parla S.? I fatti dicono di no. Avendo ab-bandonato la multilaterale («Mulino», articolo recente) S. crededi essersi liberato della zavorra che gli impediva di volare; ma inrealtà tutto lo tiene a terra, ben immobile nonostante le sue con-cioni: il prezzo unico dei cereali, il rafforzamento dei Sei dopo 05 quinto vol -1965 25-01-2008 13:55 Pagina 174 l’esclusione della Gran Bretagna, il declino della multilaterale, ilriavvicinamento della Germania di Erhard alla Francia ecc. ecc.
La politica che si sta imponendo è quella confederale gollista.
Sappiamo bene che non andrà sino in fondo perché non può ri-solvere i problemi in campo in modo definitivo, ma l’alternativa,quando si presenterà, è di unità popolare democratica superna-zionale europea, non di cartello (con i mendesisti!) internazio-nale delle sinistre nazionali.
Ma basta con le idee di Spinelli: quando si è su una cattiva china non si possono che avere delle idee sbagliate. Mi resta unacosa da dirti, i fiorentini. Che si apprestino a lasciarci è una affer-mazione infondata e interessata. La realtà è un’altra. Essi sono, inun senso obiettivo, più dei compagni di strada che dei parteci-panti alla corrente, sia per la distanza da Milano, sia e più per illoro grado diverso di esperienza. In ogni modo il primo numerodel giornale presenta con molta evidenza il Censimento come l’a-zione centrale dei federalisti. Quanto a questo giornale, la que-stione è ancora più dura di quanto immagini. Noi dobbiamo lan-ciare, pena l’insabbiamento del Censimento, un giornale, con lenostre poche forze, con il nostro zero di denaro, con le servitù chesi hanno se si vuol fare un vero giornale federalista a livello eu-ropeo. Bene, in questo momento, il momento della nascita, cioèdella maggiore debolezza, con il loro giornale essi elevano un dia-framma fra il giornale per tutti e Firenze, vale a dire una dellepoche zone attive dove pescare abbonati, collaboratori ecc. Natu-ralmente per lanciarlo noi ci varremo delle persone avvicinate colCensimento, ma va da sé che i fiorentini si varranno del Censi-mento per lanciare il loro giornale fiorentino, salvo qualche ab-bonamento dirottato a noi per puro dovere.
D’altra parte, che fare? A un grado diverso di esperienza, queste cose avvengono, e i fiorentini sono bravi ragazzi. Ciò cheviene in evidenza è sempre la stessa cosa, la difficoltà di tradurrein organizzazione effettiva, in strumenti concreti, in lavoro collet-tivo e disciplinato, beninteso democratico, la linea politica fede-ralista.
Con cari saluti e tanti auguri anche dalla mia parte P.S. Dovresti usarci la cortesia di risponderci presto sulla pos- sibilità di ripubblicare gli articoli in questione, per ragioni di ca-lendario nel lungo lavoro di traduzione ecc.

Source: http://www.fondazionealbertini.org/sito/albertini/vol_v/V-1965-25-3-Ad%20Achille%20Lega.pdf

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Sandpapers/glasspapers - types and their uses The term 'sandpaper' is used these days to cover abrasive grit on flexible backing sheets used to smooth many types of material. True 'sandpaper' (i.e. backing paper covered with grains of sand) is no longer available commercially but has been replaced by backing sheet covered with glass, aluminium oxide, silicon carbide, garnet or other specia

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