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La spiritualita di allegra

La spiritualità di fra’ Gabriele Allegra le sue Memorie alla luce degli Scritti di san Francesco A cento anni dalla nascita di fra’ Gabriele Allegra, aprendo appunto le celebrazione dell’anno centenario, ci soffermeremo a considerare un po’ lo scritto più biografico del nostro Venerabile: le cosiddette Memorie. L’opera – la cui nuova edizione abbiamo avuto l’onore ancorché l’onere di curare per i tipi della Libreria Editrice Vaticana – è stata composta da fra’ Gabriele Allegra ad Hong Kong, in poco più di tre mesi, dal 5 luglio al 23 ottobre del 1975, a tre mesi dunque dalla sua morte, avvenuta il 26 gennaio del 1956, cinquantuno anni fa. L’opera è contenuta in 5 semplici quaderni, su cui Allegra ha scritto i suoi ricordi circa la nascita e lo sviluppo dello Studio Biblico Cinese, secondo quanto gli aveva ordinato, il 18 giugno del ’75, padre Antonio Ly, suo legittimo superiore in quanto Presidente dello stesso Studio1. Per le espresse intenzioni del richiedente e dello scrivente, i cinque quaderni di memorie si dovrebbero leggere come una storia dello Studio e della prima intera traduzione della Bibbia in lingua cinese, la storia di una benemerita istituzione e di un’opera titanica di traduzione. La strutturazione stessa delle memorie in 12 capitoli segue passo passo la genesi e la storia dello Studio, partendo da “Un sogno di gioventù”, come recita il titolo del primo capitolo, per arrivare ai progetti per possibili sviluppi dello Studio alla luce del carisma francescano, nel dodicesimo ed ultimo capitolo: “Le Litanie d’un poverello”2. Il primo approccio dunque alle memorie, per la loro stessa natura, sarebbe quello di tipo storico. In questa linea maestra di lettura si situa la recensione delle memorie del professore fra’ Giuseppe Buffon, Ordinario (e attento studioso) di Storia della Chiesa moderna e contemporanea presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, «cercando di attenersi, però, all’intenzione dell’Autore, che afferma di riferire solo “gli eventi che direttamente o indirettamente ebbero una qualche relazione con la versione della Bibbia in cinese”»3. Ed Allegra ribadirà spesso di voler rimanere ai fatti dello Studio Biblico e della traduzione della Bibbia4: segno questo che altrettanto spesso si è allontanato da tale originario proposito. * Conferenza tenuta ad Acireale il 21 gennaio 2007 in occasione dell’apertura del centenario della nascita del Venerabile fra’ Gabriele Maria Allegra. 1 G. M. ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, in S. OPPES, Le memorie di fra’ Gabriele M. Allegra ofm il “san Girolamo” della Cina, Oriente-Occidente 3, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2005, 55. 2 Cf. ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 56. 3 G. BUFFON, Stéphane Oppes, Le memorie di fra Gabriele M. Allegra, in Frate Francesco 72 (2006) 585. Qui si riprende ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 79. 4 Si leggano ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 56: «Ritorno ora all’argomento di questo paragrafo: lo studio della Sacra Scrittura»; 90: «Al solito ometto tutto quello che non ha relazione diretta o indiretta col lavoro biblico»; 98: «Volendo, secondo il mio proposito, parlare solo dell’opera Biblica, ometto tanti episodi e attività, che resero così varia e così ricca la mia vita di sacerdote a Pechino»; 99: «Ma, ripeto, torno all’argomento di queste pagine: il lavoro biblico». Da questa linea, altre linee di letture, parziali ma comunque di impianto storico, più o meno direttamente, vengono suggerite dal Buffon: la situazione dei rapporti chiesa e stato nell’Italia di quegli anni, guardando alle pagine che descrivono i giorni romani della conciliazione o, nel dopoguerra, il colloqui di Allegra con Don Luigi Sturzo; la seconda guerra mondiale secondo una prospettiva particolarissima, vista cioè da un italiano che vive in Cina, con la richiesta delle autorità giapponesi ad Allegra di un arbitrato della Santa Sede. E poi piste di lettura più propriamente di storia della Chiesa: i cattolici ed il movimento ecumenico all’indomani del Vaticano II; il nuovo ruolo assunto dalla Parola di Dio nell’apostolato e nella vita della Chiesa in Cina in quegli anni di rinnovamento – e questa è la pista sviluppata da Buffon. E poi letture di storia della vita quotidiana e di antropologia cultura nelle città e regioni cinesi che videro il soggiorno di fra’ Gabriele: l’arte e la musica, per cui Allegra organizzava convegni, mostre ed esposizioni. Vi è però un’altra storia, nella storia dello Studio Biblico Cinese e della sua versione cinese della Bibbia. È la storia non dei fatti ma degli stati d’animo che accompagnarono chi visse quei fatti, ora da protagonista ora da spettatore. È la storia dell’interpretazione spirituale di quelle vicende, la storia in una ermeneutica storico-salvifica, di fatti letti come risposta ad una trascendente chiamata. Nella lettera-prefazione che apre le nostre memorie, da subito quindi, si invita il lettore ad andare molto più in là dei fatti: «mi accingo a scrivere quanto lei mi ha richiesto e cioè le mie memorie riguardanti lo Studio. Dico subito e son certo che altri lo penserà da sé, che molte pagine della nostra storia le leggeremo solamente in cielo»5: è questa una citazione implicita di una vecchia edizione della Storia di un’anima di santa Teresa di Gesù Bambino, il Dottore della Chiesa di Lisieux6. Nella lettera finale che chiude le memorie Allegra riprende il passo, esplicitandone la fonte: «Come nella lettera prefazione, ripetendo le parole di S. Teresa del B. Gesù ho omesso certe cose perché, diceva la Santa: molte pagine di questa storia saranno solo lette in cielo »7. Si consideri le due citazioni non solo in sé ma per la loro posizione nelle memorie, al loro inizio ed alla loro fine, nelle due lettere che le aprono e le chiudono: esse vogliono incorniciare quanto narrato, vogliono fare da cornice; per usare termini più “ermeneutici” vogliono fungere da con-testo entro cui leggere ed interpretare le stesse memorie. Le memorie, allora, come “storia di un’anima”, la storia dello Studio Biblico e della Bibbia cinesi vista da un’anima, vissuta interiormente da Allegra. Ma la celebre opera di santa Teresa di Lisieux ha avuto un ruolo decisivo anche nei fatti, non solo nell’interpretazione interiore, oggetto delle memorie; si ricordi la lettura giovanile che molto pesò nella scelta-vocazione di fra’ Gabriele: «Ma forse il libro provvidenziale, che mi fece prendere la decisione di essere missionario in mezzo agli infedeli, fu la Storia di un’anima di S. Teresa del B. G.»8. Vi è ancora una quarta citazione dell’opera di santa Teresina, la 5 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 57-58. 6 Allegra rimanda implicitamente a P. FRANCESCO SAVERIO DI S. TERESA, CARMELITANO SCALZO, a cura di, Storia di S. Teresa del Bambino Gesù ossia la “Storia di un’anima” integrata con notizie desunte dai processi canonici e da altre fonti, S. Lega Eucaristica, Milano 1925, 7. 7 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 211. 8 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 58. terza esplicita, che dobbiamo qui ricordare: a proposito di una preghiere al suo “fraterno amico”, il beato Giovanni Duns Scoto, recitata per anni dai membri dello Studio, Allegra richiama alla mente il proposito di comporre un giorno una biografia del Dottor Sottile; tale agiografia dovrà avere lo schema dell’opera di santa Teresa, ed essere così una storia di un’anima mistica e mariana come è stato Scoto9: la Storia di un’anima dunque come un genere letterario vero e proprio al quale ispirarsi, al quale si è volto, come le citazioni rivelano, scrivendo i cinque quaderni delle sue memorie dello Studio e della traduzione cinese della Bibbia. Se la presente interpretazione delle memorie come Storia di un’anima, dell’anima di un Frate Minore quale lo fu fra’ Gabriele, trova nei testi il conforto per la sua giustificazione, essa ha bisogno delle giuste chiavi di lettura: cosa intendiamo infatti per spiritualità e per spiritualità francescana in particolare? Occorre a questo punto farci previamente illuminare da specialisti in materia di teologia spirituale come Giovanni Moioli e Cesare Vaiani. Nella voce “Teologia spirituale”, che apre i tre volumi del Dizionario Teologico Interdisciplinare, Moioli spiega cosa si intende per spiritualità: «particolari maniere di sintetizzare vitalmente i valori cristiani, secondo diversità di punti prospettici o di catalizzazione»10. La definizione di Moioli mette in evidenza da un lato come le varie spiritualità sintetizzino i medesimi valori cristiani, dall’altro come tali sintesi siano esistenziali ancorché teorici o dottrinali: di fatto nella voce leggiamo di «sintesi vissute», di «esperienza cristiana». Sulla scorta di Moioli, fra’ Cesare Vaiani, professore di Teologia spirituale e di Storia della spiritualità presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, speditamente può scrivere di “spiritualità di Francesco”, guardando all’esperienza spirituale e cristiana di colui che amava presentarsi come «simplex et idiota»11, e che pure ha sintetizzato e catalizzato originalmente nel proprio vissuto i valori del Vangelo. Ma occorre subito distinguere e specificare che la spiritualità di Francesco non è la spiritualità francescana. La spiritualità di Francesco, il suo modo personalissimo di sintetizzare i valori del Vangelo, è qualcosa di diverso dalla spiritualità francescana: il movimento culturale che prende il nome dal santo d’Assisi è ampio e sfaccettato, se si pensa al numero di cristiani che vi si sono riconosciuti, ai suoi secoli di vita ed alle grandi personalità che vi hanno aderito; volendo esemplificare e senza andare molto lontano negli anni dallo stesso Francesco, santa Chiara, pur riconoscendosi nella spiritualità del movimento francescano, ha lei stessa sintetizzato originalmente i valori del Vangelo, cosicché possiamo parlare di spiritualità clariana. Ma si pensi, 9 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 110: «In suo onore lo scrivente compose una preghiera che per parecchi anni recitammo ogni giorno in comune e un giorno traccerò pure lo schema di una vita che fosse come la Storia di un’anima, cioè la Storia dell’anima mistica e mariana del mio amabile e amato frate Giovanni della Scozia». 10 G. MOIOLI, Teologia spirituale, in: Dizionario Teologico Interdisciplinare, vol. 1, Marietti, Torino, 1977, p. 57. 11 FRANCESCO D'ASSISI, De vera et perfecta laetitia, in: K. ESSER, Gli scritti di s. Francesco d'Assisi. Nuova edizione critica e versione italiana (Edizioni Messaggero Padova, Padova 1982), 602. Una cose simile di dice anche in FRANCESCO D’ASSISI, Epistola toti Ordini missa, in K. ESSER, Gli scritti di s. Francesco d'Assisi, cit., p. 312: «quia ignorans sum et idiota». ancora, agli apporti dei maestri, dottori, fondatori e riformatori appartenenti al movimento francescano, in questa sintesi che è la spiritualità francescana. Si suole distinguere, per conseguenza, tra una spiritualità “francescana”, che è dei francescani, con tutti i loro apporti prospettici, dalla spiritualità “sanfrancescana”, proprio della persona di Francesco. Al di là della espressione più o meno infelice, l’aggettivo “sanfrancescano” rende l’intento di isolare all’interno della spiritualità francescana, l’apporto originario ed originante di Francesco. E finalmente bisognerà avere un’accortezza ermeneutica: da dove partire, cosa studiare, per risalire alla spiritualità di Francesco? Non certo dalle biografie poiché, in quanto agiografie, esse veicolano la visione, l’interpretazione e la spiritualità dell’agiografo, che propone una sua idea di santità, di povertà, e così via: la spiritualità di Francesco che dovesse emergere dalla lettura della Legenda maior e dalla Legenda minor, per fare un esempio, sarebbe già la spiritualità francescana di Bonaventura, non propriamente la spiritualità di Francesco. Non si potrà non partire, allora, che da ciò che è più personale di Francesco, da ciò che è più suo: dai suoi scritti. A questo punto non sarà difficile cogliere il merito del breve saggio di Vaiani, esplicito nel suo intento, sin dal titolo: C. VAIANI, La via di Francesco. Una sintesi della spiritualità francescana a partire dagli Scritti di san Francesco12; tale studio ci guiderà nell’accostarci alle memorie di Allegra per scoprire il debito che questi ha nei confronti della spiritualità di Francesco. La sintesi esistenziale di Francesco ruota fondamentalmente attorno a tre valori cristiani: il primato del dono di Dio, la povertà umana e la restituzione al Padre di tutti i suoi doni. Così, leggendo Vaiani, quelli che potremmo chiamare i tre “momenti” – si parla di momento assiologico, ben inteso, alla Hegel, non certo di momento cronologico – della spiritualità di Francesco. Con la chiamata di Dio, non riducibile ad un solo attimo o ad un unico evento, Francesco fa esperienza della bontà del Padre e del suo donarsi all’uomo in Gesù Cristo (primo momento); tale donarsi di Dio, sperimentato nei misteri rivelati dal Vangelo e nei sacramenti, Eucaristia in primis, fanno scoprire a Francesco la propria inadeguatezza, la sua povertà essenziale rispetto alla ricchezza e la liberalità del Donante, l’essere dinanzi a Lui “senza nulla di proprio” (secondo momento): è la kenosi di Cristo che si fa scuola di povertà, di se stessi prima che di cose; è la povertà che fa ri-scoprire e contemplare ancora a Francesco il dono di Dio, che tutto ciò che gli dice, fa ed ha è Suo, e che il senso della vita e dell’esistenza cristiana sta nel restituire a Dio ciò che è suo (terzo momento), tutto cioè, lodandolo e donandosi ai fratelli e predicando loro la bontà del Padre. Nella titolazione del saggio di Vaiani: 1. Avere lo Spirito del Signore (capitolo secondo); 2. Senza nulla di proprio (capitolo quarto); 3. Rendere e restituire (capitolo quinto); la seguente lettura trasversale delle memorie di Allegra, alla ricerca del suo debito all’insegnamento spirituale di Francesco di Assisi, seguirà tale griglia nella sua strutturazione. 12 C. VAIANI, La via di Francesco. Una sintesi della spiritualità francescana a partire dagli Scritti di san Francesco, Presenza di San Francesco 41, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano, 1993. Come non sarà difficile scorgere, la spiritualità francescana di fra’ Gabriele Allegra è tale per un suo debito all’insegnamento dello stesso Francesco, ancorché per il suo essere istituzionalmente, de jure, frate minore, francescano. 1. “Avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione” (Regola
bollata, X)
L’opera dello Studio Biblicum, a cominciare dalla traduzione in cinese della Scrittura, è vista da Allegra come resa possibile per la santa operazione di Dio: sin dalla ricordata lettera a p. Ly, viene affermato il primato dell’azione e donazione di Dio. Per tutto quello che già è stato scritto, dallo stesso Allegra e da altri, a proposito della traduzione e dell’attività dello Studio, spiega, «è più che sufficiente per ricordare le benedizioni, onde ci ha ricolmato il Signore»13; dunque di memorie si tratta, nei quaderni, ma di memorie delle benedizioni del Signore elargite alla piccola fraternità dello Studio Biblico, incominciando dal suo stesso fondatore. Per il lettore attento della Scrittura, come può esserlo l’esegeta Allegra, la benedizione di Dio è la manifestazione finale della azione di Dio a vantaggio dell’uomo, segno del suo amore misericordioso e della sua fedeltà all’alleanza; si legga la prima pagine della Bibbia, ove il Creatore finalmente benedice quanto da lui creato: disse, furono fatti … e li benedisse (cf. Gn 1); e nel Libro del Deuteronomio, ove la benedizione è chiamata a coronare il patto di amore tra Dio e il suo popolo Israele14. L’autore poi sembra qui, sin dall’inizio, voler spostare l’attenzione del richiedente, il padre Ly, come quella del lettore, dalle opere o dalle “gesta” compiute da Allegra e dai frati traduttori, indirizzandola verso l’azione di Dio a favore dello Studio. Già da questa lettera-prefazione, dunque, Allegra, dopo essersi ritratto, umilmente, nel noi della fraternità dello Studio, ritrae nell’operare di Dio quanto fatto da lui, con i suoi confratelli, negli anni di Cina. Nelle poche righe di questa lettera di apertura delle memorie, poi, viene ricordata e celebrata l’intercessione di Maria: nell’icona del Verbo che si fa carne nel suo grembo verginale, Allegra legge la vocazione dello Studio, nel quale la Parola si fa libro, si fa cinese. Ove la chiesa, la comunità cristiana, si fa madre – come vi si fa in un missionario ed in un traduttore della Scrittura –, non può che specchiarsi nella vita e nella vocazione di Maria, riconosciuta e celebrata quale Madre di misericordia15. Maria santissima è ricordata come la Madre della misericordia, in questa pagina iniziale per due 13 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 55. 14 «Poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso», Dt 30,16. 15 «La maternità della chiesa si esplicita nella dimensione mariana, quando trasmettendo la grazia, fa vivere o rivivere Cristo nell’uomo; quando fa vivere l’uomo in Cristo, Maria è riconosciuta “madre di misericordia”. Una qualità dell’amore materno della chiesa che intende imitare tale modello è – più che la robustezza o l’intransigenza – la misericordia, la quale è paziente, generosa, sollecita e solidale. La madre chiesa resta fedele al modello mariano quando, come lei, proclama tangibilmente la misericordia del Signore che si estende di generazione in generazione»: L. DE CANDIDO, Santa Maria, in: Nuovo Dizionario di Mariologia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1986, 1250. Si rimanda nel testo a: GIOVANNI PAOLO II, Dives in misericordia, 15. volte citata con tale suo titolo16. Anche nella lettera-conclusione, nelle poche righe in cui l’autore si rivolge ancora al suo superiore per consegnare i cinque quaderni delle richieste memorie, lo sguardo grato di fra’ Gabriele si volge a Maria quale fonte della misericordia; scrive a padre Ly: «Mi ricordi sempre al Cuore Immacolato di Maria, fonte inesausta di misericordia»17. Dunque la gratitudine alla Vergine Maria, per la sua intercessione a favore dello Studio, venerata ed invocata col titolo Madre di misericordia, chiude ed incastona i cinque quaderni di memorie, come ad indicare da dove è provenuta e proviene la forza per quanto lo Studio Biblico è stato ed ha compiuto nei trent’anni della sua storia: la misericordia di Dio per Maria. Per voler sintetizzare il dono del Padre e l’intercessione di Maria nell’opera di Allegra basti l’appunto a margine del programma per editare entro il ’68 la versione della Scrittura in un solo volume, la cosiddetta Bibbia di Betlem: ●«Anno 1968 hoc volumen in lucem prodire debet: faxit Deus, Beata Matre intercedente», Dio lo conceda, con l’intercessione della Madre beata18. Come la super intercessione di Maria, anche l’intercessione dei fratelli, la loro preghiera, ottiene da Dio, quale dono “del Padre di ogni bene”, la traduzione della Bibbia in cinese: «Le persone sunnominate e tante altre hanno tanto pregato per la Bibbia cinese, che mi viene spontaneo il dire: noi ci abbiamo messo il lavoro materiale, ma la costanza nel lavoro, l’attaccamento al magistero della Chiesa, la pazienza durante le contrarietà e perfino l’intelligenza della parola di Dio, son tutti doni concessici dal Padre di ogni bene per l’intercessione di queste sante anime»19. Maria, la Madre della misericordia è vista nel suo essere modello e specchio per la comunità cristiana: «la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell’amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini»20. A spiegarci meglio il significato dell’intercessione di Maria nella vita di Allegra e dello Studio Biblico, un ricordo trasmessoci dalle memorie. Tra il ’29 ed il ’30 veniva a studiare all’Antonianum di Roma il frate minore cinese p. Giovan Battista Kao Se Kien, amore della Parola di Dio, hanno tradotto la Bibbia in cinese, perché i cattolici non possono fare quello che hanno fatto i fratelli separati? Tal 16 «Se lei [p. Antonio Ly] ha tanto e ripetute volte insistito, non mi resta che obbedire, e ricordare, prima di passare da questo mondo al Padre, le innumerevoli misericordie, che la Madre della misericordia, ci ha elargito. […]… bastano però quelle [pagine] che io scrivo per dimostrare abbondantemente la misericordia ineffabile della Madre di ogni misericordia»: ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 55; 58. I quaderni di memorie sono qui visti quasi atti a provare “abbondantemente” la misericordia di Dio donata per Maria. 17 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 211. 18 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 151. Di risposta, a programma realizzato l’espressione di fra’ Gabriele non può essere che questa: «La Bibbia di Betlem era nata: chi più della Madre Immacolata meritava il nostro grazie? I Padri si accorsero della mia intenzione e mi seguirono: cantammo assieme il Magnificat», ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 165. 19 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 91. 20 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Lumen gentium, n. 65. lavoro deve essere tanto più facile ai cattolici, che confidano nella Sedes Sapientiae! Così due anni e più prima che partissi per la Cina la mia decisione era presa: io vado o meglio: io andrò in Cina per tradurre la S. Scrittura!»21. «Gratitudine perché la Madonna aveva realizzato il mio sogno di gioventù»22. Ma un passo esplicito troviamo nel secondo capitolo, quando ricordando della sua permanenza nel seminatio di Heng-Yang e pensando al suo sogno di gioventù ed alle sua promesse alla Madre di misericordia, scrive: ●«Umanamente parlando tale studio in un Seminario minore, sperduto nell’interno della Cina, senza libri, senza qualcuno che conoscesse almeno l’ebraico per aiutarmi nello Studio di questa lingua, era veramente “un folle volo”. Ma credo che anche ciò ha un senso. Prima di tutti lo scrivente e poi i possibili lettori di questi ricordi, si devono persuadere che la versione e il commento della Bibbia Cinese non è frutto della capacità umana, ma è solamente opera di Gesù Signore. Giacché ancora una volta si è avverato il detto di S. Paolo: “Dio scelse le cose che non sono come se fossero, affinché nessuno si glorii al suo cospetto” »23. 2. “Senza nulla di proprio” (Regola bollata, I)
La citazione di Paolo 1 Cor 1, 27 ci immette nel secondo momento della spiritualità francescana di fra’ Gabriele. Nella sopra citata lettera iniziale che apre le memorie, Allegra … ●«Certamente la Madre Immacolata ha così agito per amore verso il Popolo di Sinim (Is 49,12) che La ama con tanto tenero affetto, e per farci comprendere, direi meglio: per farmi comprendere, più energicamente quanto siano vere le parole di S. Paolo: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1Cor. 1,27/29)»24. …●« Parlare dei sentimenti di quel santo giorno è impossibile e non conviene neppure. Li riassumo con alcune frasi che mi ossessionarono durante la prima settimana del mio sacerdozio e che sovente nel corso degli anni successivi, specialmente nell’anniversario della mia ordinazione e della prima Messa, mi ritornano a mente. “Dio ha scelto le cose che non sono come se fossero, affinché nessuno si glorii al suo cospetto…Domine, da Te mihi ut sim, da Te ut sim! (Rosmini). Oh Signore, non lasciare nell’abbandono i doni tuoi, non disdegnare questo tuo filo d’erba assetato! (S. Agostino)»25. … ●«Durante o dopo la S. Messa, non lo ricordo esattamente, io presi la parola per ringraziare tutto il paese con a capo il Podestà e svolsi brevemente le parole di S. Paolo: “Il Signore ha scelto le cose che non sono come se fossero, affinché nessuno si glorii al suo cospetto”»26. Il titolo con cui Allegra nelle memorie si rivolge a Maria santissima, quello di Madre di misericordia è letto da fra’ Gabriele nel senso di sine 21 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 62. 22 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 210. 23 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 84. 24 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 55. 25 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 66-67. 26 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit.,? proprio, “senza nulla di proprio”27, come scrive ricordando le sue preghiere alla Madonna della Ravanusa: «Insomma per tradizione di famiglia e dell’Ordine avevo sempre nutrito una davvero speciale devozione alla Madonna, ma dopo questo nostro intimo colloquio essa è andata sempre crescendo, certo non come la Mamma Santa e neppure come io stesso desidero… ma mi conforto pensando che fra i suoi titoli più consolanti c’è quello di: Madre di misericordia, Rifugio, Scala e Madre dei peccatori… »28. 3. “Restituiamo al Signore” (Regola non bollata, XVII)
Prima di tutto nel titolo che Allegra ha voluto dare alle sue memorie: Ideo multum tenemur Ei: Perciò Gli siamo molto obbligati. «E per ciò Gli siamo molto obbligati. Per il fatto appunto che l’uomo poteva esser redento in un altro modo e tuttavia [Cristo] per la sua libera volontà lo ha redento così, molto Gli siamo obbligati, e molto più che se così, necessariamente e non altrimenti avessimo potuto esser redenti. Perciò per attirarci (ad alliciendum) al suo amore, questo lo fece precipuamente, come penso, e perché volle che l’uomo fosse più legato a Dio – come se uno avesse dapprima generato un figlio e poi lo avesse istruito nella disciplina e nella santità, questo gli sarebbe più obbligato che non se lo avesse soltanto generato e un altro avesse fatto per lui il resto. E questa è convenienza non necessità»29. Ma si pensi al rendimento di grazie, l’eucarestia celebrata nelle lacrime a 30 anni dalla fondazione dello Studio Biblico ed al Magnificat. Leggiamo: ●«Gratitudine perché la Madonna aveva realizzato il mio sogno di gioventù; di meraviglia: come mai aveva tanto aiutato un povero peccatore; di dolore per le mie colpe che certo avevano impedito la maggior gloria di Dio. Oh Signore! io sono il povero pubblicano e ti dico con lui: 27 «E sino ad oggi mi duole di non avere acquistato, perché il prezzo mi parve troppo alto, una vecchia edizione della Peshitto, con una lunga e bella introduzione… ma pa-zienza! Ho sbagliato», ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, 97; «La parentesi di Singapore per me si era chiusa ma il ricordo delle preoccupazioni procurate all’Ordine, unicamente perché falsamente mi sentii chiamato a fare quello che pensai fosse volontà di Dio, scambiando le mie fantasticherie con la volontà di Dio, è un continuo doloroso ricordo per l’anima mia. Che il Signore perdoni alla mia superbia e alla mia vanagloria!», ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 136 28 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 72. Passo simile troviamo in ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 158: «La Madonna ci fece la grazia che il piano quinquennale funzionasse: certo Essa chiuse tutti e due gli occhi sulla mia miseria, per guardare, per porgere le orecchie a tante anime pie e sante che per noi pregavano in Cielo o nel Santo Purgatorio. Come la Madre Immacolata non avrà dato ascolto alle suppliche, che Lucia Mangano, i miei genitori, mio fratello Gioacchino e la mia sorellina Teresa, facevano per me? Solo così mi spiego che nell’Agosto del 1967 cominciai a pensare seriamente di co-minciare, prima della fine dell’anno la stampa della Bibbia in un solo volume»; e in ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 167: «La mia conclusione è una sola: per l’amore che la Madonna porta verso il popolo di Sinim, che Le è tanto devoto, e per il duro, costante, difficile lavoro dei miei Padri Collaboratori, veri martiri del dovere e di quale dovere! Essa, la Madonna, dico, ha dimenticato le mie enormi miserie e ci ha benedetto ugualmente e con quale benedizione!». 29 GIOVANNI DUNS SCOTO, Lectura, lib. III, dist. XX, q. unica, ed. Commissio Scotistica, Città del Vaticano, 2004, vol. XXI, 50-51. Prima della edizione critica dei benemeriti confratelli della Commissione Scotista era testo interpolato in GIOVANNI DUNS SCOTO, Opus oxonierdinatio, lib. III, dist. XX, q. unica, ed. Vivès, Paris 1895, vol. XIV, 738. Domine propitius esto mihi peccatori! Alla fine del S. Sacrificio della Messa cantammo il Magnificat. Mi pare che questo cantico della santa Vergine comprenda tutti i sentimenti che io volevo esprimere. Ma solo li comprende perché il Cuore della Madre conosce pienamente il cuore dei figli e perché completa i buoni sentimenti dei figli, e perché li eleva e li sublima anche se essi sono tanto tenui, deboli e meschini. Ma in fine come potevo meglio ringraziare il Padre Celeste, e godere dell’opera buona fatta per grazia sua, dei buoni confratelli datimi per collaboratori, e domandar perdono e confidare nell’avvenire meglio che con le parole del Magnificat, facendo cioè miei, anzi nostri i sentimenti espressi dalla Madre Celeste, quando per la prima volta recitò mossa dallo Spirito Santo il Magnificat? C’è, lo so bene, una sproporzione quasi infinita tra i motivi che mossero il Cuore Immacolato di Maria a cantare o recitare questo Canticum pro Dilecto,30 e i motivi che mossero me. C’è sproporzione sì, ma c’è pure un po’ di somiglianza nel motivo che mosse anche noi a cantare: Magnificat anima mea Dominum!»31. Pubblicato in: Quaderni Biblioteca Balestrieri VII (2008) 145-161. 31 ALLEGRA, Ideo multum tenemur Ei, cit., 210.

Source: http://www.assisiofm.it/allegati/269-la%20spiritualita%20di%20Allegra.pdf

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